In Italia le donazioni da vivente di rene e fegato sono frequenti; in media, si fanno più di 300 interventi l’anno. In genere, queste tipologie di interventi si eseguono tra consanguinei (come genitore e figlio) o persone affettivamente correlate (come moglie e marito), anche per scongiurare ogni possibile forma di scambio o compravendita.
Per il rene, nel caso di incompatibilità immunologica tra donatore e ricevente esiste uno specifico programma di trapianto, chiamato cross-over, che consente di incrociare tra loro coppie nella stessa condizione. Si può anche donare il rene in favore di uno sconosciuto: è la donazione “samaritana”, che consente di salvare la vita di un paziente con il quale non si ha alcun legame di tipo parentale o affettivo. La maggior parte dei centri autorizzati al trapianto di rene da vivente eseguono il prelievo dell’organo con tecniche mini-invasive come la laparoscopia.
Ai fini della donazione da vivente, il potenziale donatore è sottoposto ad un’attenta valutazione per accertare il suo ottimale stato di salute psico-fisico, nonché la reale disponibilità di un consenso libero ed informato. La procedura deve infine essere autorizzata dal magistrato, in deroga alla norma che vieta ogni atto di mutilazione autolesionistica, anche se in un soggetto consenziente.
Il trapianto da donatore vivente è una valida opzione terapeutica che presenta risultati migliori rispetto a quello da donatore deceduto, dato che l’intervento avviene dopo una accurata preparazione del ricevente e nelle migliori condizioni logistiche, per esempio riducendo al minimo l’ischemia calda dell’organo, che viene innestato subito dopo il prelievo. Anche per quanto riguarda i donatori, è dimostrato, da casistiche che contano nel mondo centinaia di migliaia di casi, che non vi sono effetti negativi a distanza sulla salute anche dopo l’asportazione di un rene, inoltre il rischio perioperatorio è del tutto trascurabile.
In Italia la donazione di rene da vivente, pari a poco più di 300 interventi l’anno, è ancora del tutto inadeguata: per questo motivo, è fondamentale aumentare la conoscenza di questa possibilità veramente efficace e sicura tra i pazienti e i loro familiari che possono approfondirne i contenuti con il proprio medico curante e nelle strutture di trapianto che a loro volta devono promuovere a incentivare questa valida alternativa alla dialisi e al trapianto da cadavere.
In questa direzione è stato attivato un progetto-pilota nelle Regioni Marche, Puglia e Umbria; l’iniziativa, promossa dal CNT, in collaborazione con ANED e con il supporto della SIN- Società Italiana di Nefrologia, intende incrementare l’informazione sulla donazione e il trapianto di rene da vivente tra i pazienti e loro familiari.
Oltre che gli organi possono essere donati in vita a scopo di trapianto la testa di femore (in occasione di interventi di protesi totale d’anca) e segmenti vascolari (in occasione di interventi di safenectomia o simili).