Con l’espressione aderenza terapeutica si indica il grado con cui il paziente segue le raccomandazioni dei sanitari che riguardano la corretta assunzione dei farmaci prescritti (dose, tempi, frequenza, modalità). In senso più ampio, l’aderenza terapeutica riguarda anche il rispetto delle indicazioni sui comportamenti, stile di vita, dieta, attività fisica e così via.
Il livello di aderenza terapeutica in una coorte di pazienti è espresso dalla percentuale di persone che seguono esattamente le prescrizioni sul totale.
In ambito trapiantologico, il problema dell’aderenza è particolarmente importante, e riguarda soprattutto l’assunzione dei farmaci antirigetto, un trattamento indispensabile per garantire la sopravvivenza dell’organo trapiantato e quindi del paziente.
Questo trattamento non può essere mai sospeso, salvo in casi particolari e su decisione dei curanti, dura tutta la vita, e non è privo di effetti collaterali.
Per queste ragioni il numero dei pazienti trapiantati che abbandona la terapia o la segue in maniera scorretta è piuttosto alto, soprattutto tra i giovani, i più insofferenti a seguire un rigido regime terapeutico.
Interessante osservare che l’aderenza terapeutica è più alta tra le persone che hanno avuto una più lunga esperienza di malattia prima del trapianto, per esempio i dializzati.
La mancata aderenza terapeutica rappresenta la principale causa di rigetto cronico, che porta lentamente alla perdita dell’organo trapiantato.
Anche l’osservanza di uno stile di vita adeguato svolge un ruolo importante, soprattutto per le abitudini voluttuarie (fumo, alcool, droghe).