Giornata mondiale del rene: con aned possiamo combattere e vincere la malattia renale

Il 13 marzo scorso, si è celebrata la “Giornata Mondiale del Rene”. Divulghiamo il comunicato stampa di ANED, chiedendo a tutti i lettori di fare propri i pensieri, i propositi e le pratiche indicate dall’Associazione, perché pensando e agendo tutti insieme possiamo fare la differenza nella prevenzione delle malattie renali.

di redazione riVivere

Il 13 marzo scorso si è svolta la Giornata Mondiale del Rene. Quest’anno il messaggio è stato particolarmente importante: “Promuovere la diagnosi precoce per proteggere la salute dei reni”.

La malattia renale può definirsi, senza esagerare, una pandemia, perché colpisce circa 900 milioni di persone nel mondo e in Italia se ne contano oltre 5 milioni.

La malattia renale però si può vincere. E si può vincere non è una espressione esagerata o vagamente utopistica, anche se l’attuale dato storico racconta una realtà grave, con una prevalenza delle malattie renali veramente allarmante, a causa in particolare di errati stili di vita che presentano il conto in età avanzata o come conseguenza del diabete e di patologie cardio-vascolari.

Si può combattere e vincere questa malattia terribile e sottovalutata, semplicemente perché vi è maggiore conoscenza scientifica e sociale del carattere insidioso dell’insufficienza renale, essendo una patologia sostanzialmente asintomatica. Maggiore informazione e prevenzione possono fare la differenza.

Gli attori istituzionali ai vari i livelli hanno oggi a disposizione maggiori informazioni per comprendere la straordinaria importanza della prevenzione e della possibilità di individuare precocemente la malattia, considerato che segnali di alterazione della funzionalità renale possono ricavarsi da due semplici esami, del sangue e delle urine.

Da sempre l’ANED, Associazione Nazionale dei pazienti e la Società Italiana di Nefrologia (SIN) presta il suo impegno dai due versanti, sociale e clinico, per curare i malati di reni e sostenerli sul versante delle tutele e dei diritti.

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Nel mese di settembre del 2016, a conclusione di un convegno presso il Senato della Repubblica, fu stilato il manifesto intitolato “Vogliamo un mondo senza la dialisi”. Una carta di impegni comuni che trovò l’approvazione di esponenti del Governo, della Conferenza delle Regioni e dei Presidenti delle Commissioni Sanità di Camera e Senato.

Alcuni importanti passi avanti sono stati fatti da allora, ma certamente non bastano!

Da circa un anno, sul tavolo dell’attuale Ministro della salute Orazio Schillaci attende inutilmente di essere firmato il Piano di Prevenzione Diagnostico Terapeutico Assistenziale (PPDTA), licenziato dalla commissione tecnica formata da esponenti istituzionali, medici e rappresentanti dei pazienti istituita con decreto presso il medesimo ministero.

Nel suddetto piano PPDTA non sono previsti costi, si tratta soltanto di implementare buone pratiche, spingere le regioni ad uniformare gli standard, prevedere la nascita di rete nefrologiche regionali e territoriali entro le quali far lavorare in sinergia specialisti Nefrologi e Medici di Medicina Generale. Un piano, qualora implementato, che potrebbe innescare in modo diffuso e uniforme buone pratiche per la prevenzione di gran parte delle malattie renali.

Si aggiunga che è in corso l’iter di approvazione alla Camera dei Deputati la legge finalizzata alla istituzione di “screening” mirati per l’individuazione precoce delle patologie renali nella popolazione maggiormente a rischio.

Non smetteremo di affermare che una presa in carico precoce del malato con MRC è in grado di migliorare in misura davvero significativa la qualità della vita dei pazienti e delle loro famiglie, oltre a portare un risparmio economico considerevole per il servizio pubblico e per le famiglie costrette a spendere sempre di più per curarsi.

Ma quali interventi di prevenzione sono necessari e possibili?

Interventi di prevenzione primaria, diretti alla modificazione dei fattori di rischio; di prevenzione secondaria, con identificazione precoce della patologia, attraverso l’identificazione di quelle condizioni che rappresentano i fattori di rischio intermedi (iperglicemia, ipertensione, dislipidemia), nella prospettiva dell’attuazione di misure di intervento multifattoriale, che includano modifiche dello stile di vita e interventi terapeutici specifici; di prevenzione terziaria, per la prevenzione dell’ulteriore progressione della MRC nella popolazione con diagnosi certa, attraverso la strutturazione di PDTA.

Su questo fronte comune la ricerca, l’attività clinica e la partecipazione dei pazienti e dei loro familiari, possono concorrere strategicamente alla realizzazione di questo ambizioso e importante obiettivo.

Fonte: comunicato stampa di ANED

 

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