Il nome per questo tipo di donazione la dice tutta: “samaritana”, definizione che si ispira alla parabola biblica del buon samaritano, in cui un uomo, pur essendo un estraneo, aiuta un altro uomo in difficoltà, prendendosi cura di lui senza chiedere nulla in cambio. Capiamo insieme il funzionamento e le potenzialità di questa donazione in vita, effettuata a beneficio di un estraneo, per uno scopo unicamente umanitario.
di Sergio Vesconi
È sempre più grave la carenza di organi rispetto al numero sempre in crescita di pazienti che ne trarrebbero grande beneficio in termini di qualità di vita e di costo sociale, ma anche, in molti casi, evitando di morire attendendo un trapianto. Nonostante i notevoli miglioramenti della medicina della donazione e dei trapianti, l’ostacolo più rilevante, in termini numerici, rimane l’opposizione in vita Nei mesi scorsi, ha avuto parecchio risalto mediatico la notizia di un triplice trapianto di rene, grazie a una catena innescata da una donazione “samaritana”.
Con questo termine, si fa riferimento alla donazione di un organo (in questo caso, il rene, ma potrebbe trattarsi anche di una parte di un organo, per esempio il fegato, il polmone o l’intestino) da parte di una persona sana, che compie questa scelta unicamente a scopo umanitario, per consentire il trapianto a favore di un paziente in lista d’attesa, senza alcun legame di parentela o affettivo, in forma del tutto gratuita e anonima.
In questi casi, l’organo viene messo a disposizione dell’intera rete nazionale dei trapianti, gestita dal Centro nazionale, per l’individuazione del miglior ricevente tra tutti i pazienti iscritti nelle liste d’attesa.
Per il rene, in particolare, la donazione samaritana può essere utilizzata non solo per effettuare un trapianto a favore di un paziente in lista, scelto secondo i consueti protocolli, ma anche per dare avvio a una complessa catena che rende possibile, grazie alla efficiente organizzazione della rete, un certo numero di trapianti (tre, nel nostro caso) su pazienti che avevano un donatore vivente disponibile ma purtroppo non compatibile.
Si tratta delle cosiddette “coppie incompatibili”, situazioni abbastanza frequenti, di coppie di due persone, un paziente affetto da insufficienza renale terminale, in attesa di trapianto, e un possibile donatore, nelle quali non si può procedere al trapianto a causa dell’incompatibilità immunologica (gruppo sanguigno, sistema HLA ecc).
Per gestire questi casi, e non perdere l’importante opportunità, è stata escogitata la modalità cosiddetta “cross over” standard: grazie alla presenza di almeno un’altra coppia in situazione analoga, i donatori e i riceventi delle due diverse coppie si “incrociano”, naturalmente se biologicamente compatibili tra loro. Il donatore della prima coppia “dona” il rene al ricevente della seconda coppia, e il donatore di quest’ultima lo cede al ricevente della prima.
Lo schema (realizzato dal CNT) descrive il meccanismo adottato. E’ interessante osservare che in linea teorica la catena può essere ulteriormente allungata, garantendo ulteriori trapianti, se sono identificate altre coppie che possono essere arruolate nel meccanismo.
Ciò può avvenire solo grazie a un solido impianto organizzativo, che consente di analizzare i dati delle diverse coppie incompatibili segnalate dai centri di trapianto e definire l’esatta successione dei singoli interventi che devono avvenire in rapida successione, superando anche le difficoltà logistiche (per esempio, il donatore della coppia B dello schema potrebbe trovarsi in una sede molto distante da quella del ricevente della coppia A).
Proprio tenendo conto del problema della compatibilità, è evidente che quanto più grande è il numero delle coppie incompatibili arruolate, tanto maggiore è la probabilità di trovare pazienti idonei e quindi di “allungare” la catena.
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cross over internazionale
Per questa ragione nell’ambito della South Alliance for Transplantation, che coinvolge, oltre all’Italia, la Spagna, il Portogallo, la Grecia e la Francia, è stato attuato un programma transnazionale, che consente, attraverso protocolli condivisi, di trovare un ricevente compatibile (“match”) oltre i confini nazionali.
Pur con le comprensibili difficoltà, il programma è operativo.
Nel giugno del 2023, è stata realizzata una catena internazionale di donazioni e trapianti di rene da vivente che ha coinvolto tre diverse città.
Il Centro nazionale trapianti per l’Italia e l’Organizacion nacional de trasplantes per la Spagna hanno coordinato nell’arco di 18 ore l’esecuzione di tre prelievi e tre trapianti negli ospedali di Padova, Barcellona e Bilbao, incrociando tre coppie di donatori e riceventi tra di loro incompatibili dal punto di vista immunologico.
Si tratta del quarto scambio “cross over” di reni tra Italia e Spagna (il primo fu effettuato nell’agosto 2018) ma in tutti i casi precedenti erano state coinvolte solo due coppie alla volta, una per ciascun Paese.
La catena di interventi è partita dall’Italia. A Padova è iniziato il primo prelievo di rene su una donatrice volontaria di 56 anni, moglie di un paziente 61enne di difficilissima trapiantabilità, iper-immunizzato e bisognoso di un nuovo rene per la terza volta.
Al termine dell’intervento l’organo è stato trasportato immediatamente all’Aeroporto di Milano-Linate e con un volo sanitario dedicato è arrivato all’aeroporto di Barcellona alle 14.30
L’organo della donatrice italiana è stato preso in consegna dagli operatori sanitari dell’Hospital Clinic per realizzare il primo trapianto, mentre con lo stesso velivolo è stato portato un secondo rene, prelevato intorno alle 12 da una donatrice spagnola. L’aereo è ripartito alla volta di Bilbao, dove alle 16.30 è avvenuto lo scambio successivo: il rene della donatrice di Barcellona è stato portato all’Hospital Universitario de Cruces per il secondo trapianto e un terzo rene, prelevato nel nosocomio basco, è stato imbarcato con destinazione Milano, per essere poi inviato a Padova. Qui alle 20.30 è iniziato sul paziente italiano il terzo trapianto.
L’intervento si è concluso dopo le 2 di notte, al termine di una maratona lunga complessivamente 2.713 chilometri.
A oggi sia i riceventi, sia i donatori sono in ottime condizioni e i trapianti possono considerarsi riusciti.
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trapianto cross over da donatore deceduto
Alla continua ricerca di metodiche utili a ottimizzare l’attività di fronte a coppie incompatibili, è stata anche proposta un’altra modalità, nella quale l’avvio della catena è costituito dalla donazione di un rene da donatore cadavere, che viene assegnato a un ricevente di una coppia incompatibile. Il processo si conclude con il trapianto del rene del donatore dell’ultima coppia a favore di un paziente identificato tra quelli nella lista d’attesa “ordinaria”.
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trapianto cross over da donatore samaritano
Il recente caso da cui siamo partiti è di particolare interesse perché erano questi sei anni che in Italia non avveniva una donazione samaritana: complessivamente si è trattato del nono donatore dal 2015, anno in cui il Centro nazionale trapianti ha attivato questo specifico percorso.
Donazioni e trapianti sono stati realizzati nell’arco di una sola giornata, nel novembre scorso, in perfetta simultaneità. I prelievi sono avvenuti di prima mattina in tre diversi ospedali, poi, a donazioni effettuate, i tre reni sono stati affidati alla Polizia stradale che ha provveduto al trasferimento immediato presso i centri di destinazione. Una volta consegnati alle equipe chirurgiche, i reni sono stati immediatamente trapiantati con successo nei tre pazienti, ancora una volta in contemporanea. Le sei persone coinvolte (tra donatori e riceventi) sono state dimesse in ottime condizioni pochi giorni dopo gli interventi.
Complessivamente sono stati 110 gli operatori sanitari coinvolti tra medici, infermieri, psicologi, biologi, personale del CNT e dei coordinamenti regionali di Veneto, Abruzzo ed Emilia-Romagna.
I DETTAGLI DELLA CATENA DI DONAZIONI E TRAPIANTI
Il donatore samaritano si è affidato al Centro trapianti rene-pancreas dell’Ospedale di Padova e prima di essere ammesso al programma di donazione ha dovuto affrontare un rigoroso iter di valutazione clinica, immunologica e psicologica. Come definito dal protocollo nazionale vigente, ben due commissioni di parte terza, una a livello regionale e una a livello nazionale, hanno vagliato la candidatura del volontario, fino al via libera definitivo del Tribunale competente territorialmente, che ha autorizzato il prelievo da vivente, accertando la libertà e la consapevolezza della decisione. È importante sottolineare che la procedura di prelievo non comporta particolari rischi per chi decide di sottoporvisi, e una volta effettuata il donatore può tornare a una vita perfettamente normale.
Ottenuto l’ok del magistrato, il Centro nazionale trapianti ha accettato la donazione dell’organo utilizzandola per attivare una serie di trapianti concatenati tra coppie donatore-ricevente tra loro incompatibili. Il rene del samaritano è stato assegnato a un paziente in cura presso il Centro trapianti dell’Ospedale San Salvatore dell’Aquila. Un familiare del ricevente aquilano (incompatibile con quest’ultimo) ha donato a sua volta un rene che è stato assegnato a un paziente del Centro trapianti di rene del Policlinico Sant’Orsola di Bologna. Anche in questo caso un familiare del trapiantato ha donato un rene che è stato destinato a un paziente iscritto nella lista d’attesa ordinaria presso il Centro trapianti di Padova. In questo modo la catena di donazioni si è chiusa con la realizzazione di tre trapianti, tutti perfettamente riusciti.
29 TRAPIANTI GRAZIE ALLE DONAZIONI SAMARITANE
Quest’ultimo donatore samaritano è stato il nono ad aver effettuato questa scelta in Italia dal 2015, il primo dal 2019. In totale, grazie alle 9 donazioni samaritane sono stati realizzati 29 trapianti di rene, con il coinvolgimento nelle diverse catene di prelievi di 21 coppie donatore-ricevente.
Leggi anche: DONARE GLI ORGANI? FORSE SÌ. MA IN CAMBIO DI COSA? – Fondazione Trapianti Onlus