Chi riceve gli organi dei donatori? le certezze del sistema in italia

Un recente articolo del New York Times getta ombre sul meccanismo di assegnazione degli organi negli Stati Uniti. Ma quanto sta accadendo negli USA potrebbe verificarsi anche in Italia? La risposta è no. Facciamo chiarezza sulle garanzie di trasparenza del sistema italiano di allocazione degli organi, spiegando le differenze con gli Stati Uniti.

di Tullia De Feo *

Qualsiasi paziente in lista d’attesa per trapianto spera di poter ricevere presto “il dono di un nuovo organo” ma non ha nessuna certezza di quando questo avverrà perché il numero dei donatori, nonostante sia in progressivo aumento, purtroppo non è ancora sufficiente a soddisfare le necessità di tutti i pazienti. Lo sbilanciamento tra necessità di organi per i pazienti e organi disponibili ha da sempre portato la comunità dei trapianti ad individuare regole chiare e trasparenti per trapiantare i soggetti in condizioni più critiche, con più alto rischio di morire in lista d’attesa e, al contempo, fare un “buon uso dell’organo”, individuando criteri di idoneità e sicurezza relativamente agli organi. La fiducia nella trasparenza del sistema è fondamentale non solo per chi attende il trapianto ma anche per le famiglie dei donatori e la società.

Un recente articolo apparso sul “New York Times” riporta che negli Stati Uniti, dal 2020, le eccezioni alle regole di sistema relative alla scelta dei pazienti da trapiantare sono in notevole, rapido incremento (20% nel 2024) e hanno sproporzionatamente favorito pazienti bianchi e con un buon livello scolastico. Perché non sempre i pazienti in cima alla lista vengono trapiantati? Il giornalista riporta una serie di motivazioni ma sostanzialmente indica che le organizzazioni non profit, deputate alla assegnazione degli organi negli Stati Uniti, per ottemperare ad una indicazione del 2020 degli enti regolatori di favorire l’utilizzo del maggior numero di organi, troppo spesso non seguono le regole ma si rivolgono direttamente agli ospedali in grado di utilizzare gli organi. Questi ospedali hanno la facoltà di individuare il miglior candidato e, poiché il sistema valuta gli ospedali stessi sulla base di quanti pazienti sopravvivono nel post-trapianto, la scelta spesso cade su pazienti in buone condizioni anziché su quelli con più necessità e quindi in cima alla lista. L’articolo del “New York Times” mina pesantemente la credibilità del sistema trapianti statunitense e soprattutto getta pesanti ombre sull’organismo che dovrebbe essere il garante del sistema poiché assegna gli organi. 

Dopo la lettura di questo articolo sorge spontanea una domanda: quanto sta accadendo negli USA potrebbe verificarsi anche in Italia?

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In Italia, a differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, l’assegnazione degli organi non è affidata ad organismi non profit ma ai Centri Regionali Trapianto (CRT) di ogni singola regione in collaborazione con il Centro Nazionale Trapianti operativo (CNTo). Questi organismi sono quindi i garanti della applicazione di regole chiare, trasparenti e verificabili che la rete trapianti ha identificato sin dall’inizio della attività di donazione/trapianto e che vengono periodicamente aggiornate in funzione delle esigenze dei pazienti e degli avanzamenti delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. Anche in Italia i CRT assegnano gli organi dei donatori della propria regione ai riceventi delle liste regionali ma solo dopo aver verificato con il CNTo che non ci sono pazienti in “liste prioritarie” sul territorio nazionale. Le cosiddette “liste prioritarie nazionali” sono riservate a quei pazienti che per la loro gravità di malattia hanno un rischio molto elevato di morire a breve in lista d’attesa, oppure hanno una probabilità di trapianto estremamente ridotta nella propria regione perché necessitano di donatori con particolari caratteristiche. Attualmente, quindi, tutti i donatori vengono segnalati al CNTo che, di volta in volta in base alle caratteristiche dei singoli donatori (gruppo sanguigno, peso, altezza etc) e delle caratteristiche dei riceventi nelle liste di priorità nazionali, stila la sequenza dei pazienti e la invia al CRT regionale sede del Centro Trapianti (CTx) in cui ogni paziente è iscritto. L’identificazione del paziente da trapiantare deve seguire pedissequamente la sequenza e non è possibile “tralasciare qualcuno”. Il CTx, invece, può accettare l’organo oppure ritenerlo non adeguato per vari motivi di cui comunque sia i CRT che il CNTo tengono traccia scritta verificabile sempre. 

Se non vi sono riceventi in lista prioritaria gli organi donati vengono assegnati ai pazienti in lista regionale secondo regole regionali o interregionali di cui, ancora una volta, i CRT sono garanti della puntuale applicazione. A garanzia della trasparenza del sistema, ogni passaggio allocativo, compresa la scelta del candidato da parte del CTx, viene tracciato ed è verificabile. A differenza di quanto avviene negli USA, in Italia la valutazione dei CTx non è basata sulla semplice sopravvivenza post-trapianto che può essere condizionata dalle gravi condizioni del paziente, dalle caratteristiche dell’organo trapiantato e da altre caratteristiche. Questa valutazione, quindi, rende non necessaria la selezione di candidati in condizioni cliniche migliori e indirettamente favorisce garanzie di affidabilità del sistema.

Un punto sottolineato nell’articolo a giustificazione del salto della sequenza di allocazione dei pazienti è il timore di non utilizzo di un organo. In Italia, qualsiasi organo non venga assegnato ai riceventi in lista nella propria regione deve necessariamente essere segnalato al CNTo che offre gli organi a tutte le altre regioni italiane. Anche in questo caso esistono regole condivise, chiare e immediatamente verificabili che non permettono “eccezioni” se non in casi rarissimi e comunque prima condivisi con tutta la rete. Anche in Italia un certo numero di organi non viene utilizzato ma sono solo quelli che, dopo indagini approfondite, risultano non idonei ad essere trapiantati oppure, sebbene in rari casi, non trovano un ricevente caratteristicamente adeguato in tutta la nazione. Peraltro, alcuni organi idonei ma senza riceventi vengono addirittura proposti all’estero.

Il sistema di allocazione italiano, quindi, è piuttosto complesso ma la sua complessità nasce dalla esigenza di coniugare molte necessità: cura dei pazienti in lista d’attesa, rispetto dei donatori e delle loro famiglie, sostenibilità del sistema, credibilità nella rete trapianti e nel sistema sanitario.

*Tullia De Feo: già direttore del centro di coordinamento interregionale del Nord Italia Transplant program (NITp).

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